Von Tremonti

Il rigore come precondizione per lo sviluppo. E’ il mantra che anche ieri Giulio Tremonti ha ripetuto dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri della legge di stabilità, la nuova Finanziaria. Un documento che non introduce varianti rispetto a quanto è stato deciso a luglio, ha aggiunto il ministro dell’Economia. Il provvedimento contiene rimodulazioni di spesa già inserite in bilancio per 13,5 miliardi in tre anni: 1 miliardo circa nel 2011, 3 miliardi nel 2012 e 9,5 miliardi per il 2013. Leggi Due ministeri liberali
7 AGO 20
Immagine di Von Tremonti
Il rigore come precondizione per lo sviluppo. E’ il mantra che anche ieri Giulio Tremonti ha ripetuto dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri della legge di stabilità, la nuova Finanziaria. Un documento che non introduce varianti rispetto a quanto è stato deciso a luglio, ha aggiunto il ministro dell’Economia. Il provvedimento contiene rimodulazioni di spesa già inserite in bilancio per 13,5 miliardi in tre anni: 1 miliardo circa nel 2011, 3 miliardi nel 2012 e 9,5 miliardi per il 2013. Operazioni che di fatto non comportano effetti nel conto economico della Pubblica amministrazione. Ieri l’inquilino di via XX Settembre ha detto che, “finita la legge di stabilità, è il momento della politica dello sviluppo”. Ma gran parte dei ministri, anche quelli considerati più sensibili alla flemma tremontiana, si pongono due domande.
Primo interrogativo: è finito veramente il rigore? Secondo: quali misure pro crescita ha davvero in cantiere il ministero dell’Economia? La risposta alla prima domanda, per il Tesoro, dipende dal Patto di stabilità europeo. Ovvero da come, e se, si terrà conto davvero a Bruxelles del basso debito privato degli italiani nel calcolare l’indebitamento pubblico. Ciò non vuol dire che qualche aggiustamento potrà essere deciso, come nel caso dell’università, a fine anno, nel consueto decreto Milleproroghe. Nel quale ci sarà anche la proroga delle risorse per la cassa integrazione, dopo una verifica sui fondi davvero utilizzati dalle imprese. A questa visione tremontiana si contrappone quella che fa capo al Cav. e a molti ministri di anticipare alcune misure sviluppiste senza attendere che la ripresa si consolidi, anche perché si affievoliscono le speranze per una robusta ripartenza europea. Insomma, il decreto Milleproroghe non è sufficiente, occorre impostare misure che incidano quanto prima sull’economia. Ma le divergenze tra la visione attendista, in sintonia con la cautela e gli impegni di Bruxelles, e un’impostazione più sviluppista si rintracciano anche nelle prime idee solo abbozzate che circolano in ambienti dell’esecutivo.
A Palazzo Chigi si ritiene che la principale strada per una benefica scossa economica sia una riduzione fiscale che possa spingere anche i consumi, oltre a soddisfare le attese di un sempre più vasto fronte che va dagli industriali ai sindacati fino ai commercianti. Al ministero di via XX Settembre si ha una prospettiva differente. Non si nega la necessità strategica di una riforma tributaria, anzi. Tanto che ieri lo stesso Tremonti ha annunciato che mercoledì ci sarà la prima riunione sullo schema di legge delega, poi ci saranno il confronto con le parti sociali e i tavoli tecnici. Il primo passo per un’innovazione strategica oppure una carta da spendersi in caso di elezioni anticipate. Anche in materia tributaria non mancano le divergenze. Secondo la ricostruzione del Foglio, sul quoziente familiare indicato nei punti programmatici da Silvio Berlusconi persistono alcune perplessità dei tecnici del ministero dell’Economia.
Se si adottasse una tassazione alla francese il costo per il fisco potrebbe aggirarsi sui 7-10 milioni di euro; un ammontare di minori introiti ritenuto eccessivo per le casse dell’erario. Comunque il Cav. ha confermato al Tesoro la gestione. Anche per questo Tremonti conta di innestare la fase due, sviluppista, su due piani: misure più a lungo termine, come il ritorno al nucleare, il Piano sud e ulteriori innovazioni nella Pubblica amministrazione; provvedimenti di maggior impatto immediato. Su questo secondo versante, i tecnici dell’Economia e quelli dello Sviluppo economico mostrano attenzione alle richieste, più o meno formali, avanzate da diverse federazioni degli imprenditori. “Si lavorerà nel togliere freni normativi e burocratici alle aziende”, dicono al Foglio fonti del Tesoro. Alle imprese queste intenzioni non sono sufficienti: Confindustria, che pure sta collaborando con l’Economia, indica come priorità crediti di imposta per le spese su ricerca e innovazione, e l’aumento della detassazione a carico della parte variabile del salario e quella legata alla produttività. Ma come ha detto ieri Umberto Bossi riferendosi a Tremonti: “Lui è come Von Bismarck, il cancelliere di ferro. Chi tiene stretta la borsa, tiene stretto il potere”.